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Il nome "Pigneto" deriva dalla presenza
di una lunga fila di pini. "Er Pigneto", come chiamato
dai romani che vi abitano, si è formato a partire dal 1870
ed era un quartiere povero e popolare che, con il passare degli
anni e l'istituzione di una zona pedonale, è diventato piacevole
da vivere e culturalmente interessante.
Lo storico quartiere alle spalle di Porta Maggiore,
famoso soprattutto per aver ospitato le esplorazioni periferiche
di Pasolini negli anni '60, dopo essere stato per molti anni abbandonato
a se stesso, sta vivendo un periodo di fermento sociale e culturale.
Le casette vengono ristrutturate e le saracinesche rimaste chiuse
per tanto tempo si rialzano con nuove attività. Per fortuna
questo processo non ha ancora allontanato gli abitanti storici del
Pigneto e i nuovi arrivati si mescolano con discrezione a chi nel
quartiere è nato.
Il quartiere Pigneto appartiene, storicamente
e urbanisticamente, alla periferia romana storica. Verso la fine
dell'800 si era insediato sulla Prenestina un agglomerato industriale
in cui funzionavano lo scalo merci ferroviario, i depositi della
nettezza urbana e dei tram e gli stabilimenti della Cisa-Viscosa,
maggiore industria romana. Sarà questo agglomerato a determinare
l'espansione edilizia e popolare della zona: grazie allo sviluppo
di cooperative edilizie di ferrovieri, netturbini, tranvieri si
costruiranno le prime case popolari.

Il Bar Necci negli anni '60
Il Pigneto
. al cinema
Si tratta di una ex borgata sorta spontaneamente per volontà
di singoli risparmiatori e di cooperative, al di fuori di qualsiasi
disegno pianificatorio unitario. Un luogo denso di relazioni e di
umanità, scelto come scenario significativo per alcuni dei
più importanti film del Neorealismo e non solo: da "Roma
Città Aperta" (Rossellini, '45) a "Bellissima"
(Visconti '51); da "Domenica della brava gente" (Majano'53)
a "Il Ferroviere" (Germi '55); da "Audace colpo dei
soliti ignoti" (Loy '60) per arrivare ad "Accattone"
di Pasolini ('60). La vocazione naturale del Pigneto ad essere scenario
cinematografico è ascrivibile alla particolarità della
storia che nelle sue vie si è stratificata: una storia fatta
di gente semplice, ferrovieri, operai, botteghe artigianali che
pullulavano in una periferia sorta a pochi passi dal centro di Roma.
Quella periferia che affettuosamente lo stesso Pasolini chiamava
"la corona di spine che cinge la città di Dio".
Addentrarsi oggi nelle vie del Pigneto, significa
accostarsi alle tracce di quei fotogrammi incarnati nelle memorie
e scolpiti nelle forme della città. Ma anche scorgere inediti
processi di significazione degli spazi e nuove dinamiche urbane
che fanno del Pigneto un osservatorio privilegiato attraverso cui
osservare la contemporaneità, fatta di identità cangianti
e comunità in movimento. Il Pigneto si offre oggi come una
vera e propria isola urbana, un quartiere-paese, una piccola città
nella città: un tessuto edilizio minuto, un'isola pedonale,
capannoni industriali, edifici intensivi, casette isolate e viuzze
d'altri tempi popolate da umanità multiformi. Le storie dei
residenti storici si mescolano con le voci dei nuovi abitanti, attratti
in massa dal carattere così inusuale del quartiere, dal suo
passato così presente. Si assaporano inediti intrecci sonori
che impongono di guardare all'oggi: all'incredibile commistione
di lingue, stili di vita, compresenze, modalità relazionali
e stratificazioni di senso.
Qui Pasolini aveva voluto girare Accattone, il suo primo film ("Erano
giorni stupendi, in cui l'estate ardeva ancora purissima, appena
svuotata un po' dentro, dalla sua furia. Via Fanfulla da Lodi, in
mezzo al Pigneto, con le casupole basse, i muretti screpolati, era
di una granulosa grandiosità, nella sua estrema piccolezza;
una povera, umile, sconosciuta stradetta, perduta sotto il sole,
in una Roma che non era Roma").

fonti: www.wikipedia.org, www.cinetecadibologna.it
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